Questo è uno dei consigli che Sun Tzu, generale cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., fornisce nel trattato “L’arte della guerra”, una disamina sulle strategie per condurre vittoriosamente una campagna militare.
Fatte le debite differenze, pensiamo che un piano di comunicazione efficace possa essere paragonabile ad una campagna di conquista: le migliori sono quelle dove l’obiettivo viene conseguito senza spargimento di sangue, con il nemico che si arrende di fronte alla manifesta superiorità o addirittura stringe un patto di alleanza a propria tutela. In entrambi i casi lo sviluppo prevede:
- un obiettivo, una strategia e una serie di tattiche (la vendita, il modo di conseguirla e le azioni)
- la pianificazione delle risorse (il budget)
- la definizione dei fronti di attacco (i canali comunicativi)
- la propaganda (il passaparola)
- la flessibilità e la creatività nell’adattarsi a nuove situazioni e a cogliere le opportunità
Una ricerca del politologo Ivan Arreguin-Toft ha analizzato i risultati delle guerre negli ultimi duecento anni tra nazioni forti e deboli, con un rapporto di forza di 10 a 1 in termini di armamenti e popolazione, tale da non porre teoricamente alcun dubbio sull’esito finale del conflitto.
Tuttavia lo studio ha evidenziato che quando le nazioni più deboli hanno adottato strategie non convenzionali, la loro percentuale di successi è stata addirittura del 63,6%.
Per spiegarlo Arreguin-Toft ricorre alla storia di Davide e Golia: inizialmente Davide è equipaggiato con una pesante maglia di ferro, un elmo di ottone ed una spada, allo stesso modo di Golia. Rendendosi conto che con quell’equipaggiamento non riesce a muoversi, si libera del peso e raccoglie cinque pietre per la sua fionda, che risulteranno essere la sua arma vincente.
Quando chi è svantaggiato riconosce la sua debolezza e adotta strategie non convenzionali, non adattandosi alle regole dei più forti, le sue possibilità di vittoria aumentano “anche quando tutto quello che crediamo di sapere sul potere ci dice che dovrebbero perdere”.
In quasi tutti i casi di conflitti vinti dai più deboli, siano state decisive le tattiche di guerriglia. Sullo stesso presupposto si basa il“Guerrilla Marketing”, inizialmente presentato dall’americano Jay Levinson nel 1983, che fornisce alle piccole e medie aziende vari strumenti per contrastare il potere dei più forti, attraverso l’applicazione di strategie che questi ultimi, a causa delle loro dimensioni strutturali, non possono mettere in atto.
Negli ultimi anni, la diffusione di Internet ha introdotto una serie di nuove possibilità per promuoversi e crescere a costi relativamente contenuti, consentendo di emergere a chi ha qualcosa di nuovo da proporre.
Eden Exit vi supporta nell’ideare piani di comunicazione che, unendo strumenti di promozione convenzionali e non convenzionali, che integrano vari media, consentono di ottenere grandi risultati anche senza grandi investimenti.